I Viceré di Federico De Roberto (1894): Era notte alta, ma il palazzo Francalanza, illuminato a giorno, risplendeva da tutte le finestre. Una folla sterminata traeva a congratularsi col «primo eletto del popolo»; per le scale era un brusìo incessante; nelle sale non si respirava. Consalvo, raggiante, circolava a stento in mezzo alla folla compatta, afferrava tutte le mani, si stringeva addosso a tutte le persone, guarito interamente, come per incanto, dalla manìa dell'isolamento e dei contagi, nella pazza gioia del magnifico trionfo. E quando una grande fiaccolata, un'immensa dimostrazione con musiche e bandiere, venne ad acclamarlo freneticamente, egli si fece al balcone, arringò la folla, si diede novamente in pascolo alla sua curiosità, come un tribuno.
Il Santo di Antonio Fogazzaro (1905): Ecco un tram, dei passeggeri fanno segno alla gente e la gente grida, corre verso la prossima fermata, il popolano pianta i due, corre anche lui là dove una folla già si addensa rapida intorno al tram. Lo strascico lento dei curiosi si avvia dietro alla folla, i due apprendono come il tram abbia ricondotto sei cittadini del quartiere che, motu proprio, si erano recati dal Questore. I sei discesero fra la turba impaziente di udire, di sapere. Non parevano lieti. Alla tempesta delle domande rispondevano di chetarsi. Avrebbero parlato, avrebbero riferito, ma non lì nella strada. E già la gente protestava, l'ingiuria fremeva su molte labbra. Colui che pareva il capo dei sei, un tabaccaio, si fece levar sulle spalle dei colleghi e arringò brevemente la folla. |